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Archivio mensile:gennaio 2016


Con grande emozione ho finalmente il piacere di condividere questo progetto. Io sto bene e così spero di te è un poema multilingue che abbiamo composto io, Lorenzo Andrea Paolo Balducci, Kaja Terzan, Valentina Di Cataldo, Alvaro Seica, Sofia Rodou, Sara De Giorgi e Zafiris Nikitas. I temi sono quelli della lontananza, dell’assenza, della mancanza. C’è la città, ci sono incontri, scontri, affinità elettive e fili che si intrecciano. C’è la musica delle lingue diverse che si alternano e c’è la musica di Milano che vive attorno.

Grazie a Luca Basso, ideatore e direttore del progetto, a Giuseppe Magrone, regista sensibile e originale, e a Katia Addese, fonica e assistente alla regia.

Il progetto è stato prodotto da Arci nazionale in collaborazione con Bjcem – Association Biennale des Jeunes Créateurs de l’Europe et de la Méditerranée.

 

Io sto bene e così spero di te

Le mani in tasca, i piedi nelle scarpe,
dritti i minuti, rovesciate le ore,
lunghi i cappotti e lunghe le sciarpe
come compagni in cerca di un dottore.
Ombre e poi luci che fanno baratto
di spezie e sali per sguardi d’accatto,
mentre la mente è attenta a ricomporre
l’acqua che cade, che filtra, che scorre.

Sembra che qua non ci passi nessuno,
niente che svuoti o riempia le borse:
all’indigestione segue il digiuno,
scordiamocele, le strade percorse
fino ad averle sputate nel cielo
– quell’indesiderato parallelo
di tutte le forme senza sostanza,
parodia della mia cittadinanza.

Ma sorrido, e dovrò dare un motivo
allo sghignazzo che mi apre la faccia:
sarà che non accetto remissivo
l’idea che ‘gioia’ sia una parolaccia.
Ho bisogno di un’ossigenatura.
Temo non mi interessi la paura
Perciò sorrido, ci è chiaro perché:
io sto bene e così spero di te.

Zaupam ti kot nekomu, ki je nem.
S te razdalje mi vsaka tvoja beseda
zleze pod kožo popolnoma nevsiljivo.
Hranim jih s prostorom zanje.
Moje telo izloča vse, česar ni sprejelo.
Brez nasmeha: vrtavka in romb
določata pot do izhoda. Osi misli
se premikajo hektično – v skladu z željami.

Vsi govorijo o spoju – združitvi.
Malokdo o: vztrajanju.
Ni mi do povzdiganja glasu
niti do petja. V mojem naročju
so vsi predmeti, ki sem jih kdajkoli
potrebovala. Ogledalo, vrtavka, romb
so ostali v mistični košari.
Kakor tudi jabolko z vrta Hesperid.

Tudi vest je potrebno umivati.
Negovati in loščiti kakor čevlje
ali perje ptic. Labodi se radi postavljajo
na glavo (ne nujno, zaradi hrane).
Kot bi se hoteli ogledati od spodaj navznoter.
V svojem naročju sem. Sestavljena
okrog osrednjega kanala …
Vredu sem in upam, da si ti tudi.

Io sto bene. Di questo amore a distanza
non è la mancanza, che mi spaventa.
Casomai è quel senso d’ansia che mi prende
ogni volta che mi arrendo ai possibili ritorni,
alla chance di una vita ipercorretta.
Ti immagino che rientri dal lavoro
e mi proponi un giro in centro perché
non conosci la città. E io accetto.

Ma tu sei via. E intanto che ti aspetto
accumulo illusioni nei cassetti.
Le fatture le tengo sul cuscino
insieme a un quaderno su cui traccio
scarabocchi dell’assenza e ventuno
differenze da colmare ogni sera
per riuscire a dormire. Ma poi il gatto
continua a pisciare dappertutto.

Che poi è per questo che sono ancora qui:
per offrirti una scusa per tornare.
Perché mi chiami per dire: Arrivo,
col treno delle 18.23.
Mi tengo pronta, sempre, e forse non è un male
che viviamo separati, così tu
puoi mancarmi e io riesco a inventarmi che
Io sti bene. Lo stesso spero di te.

Se este é um acordo legal entre ti e o poema
aeroporto em Nova Iorque não sei se a segurança nos deixará passar
os nossos estômagos têm mais do que 100 ml
se ao clicares eu aceito concordas com os termos deste acordo
Milão é uma cidade musculada
com um sótão desabitado à nossa espera
se a tua privacidade e segurança são importantes para nós
io sto bene e così spero di te

se quando usas os nossos serviços nos confias as tuas informações
o sótão do Gregório é frio cheira a gás e tem pó centenário
mas fica num castelo do século 14 ocupado por operários
se isto é o que acontece quando não há segunda opinião
o sotão do Gregório é frio e o aquecimento não funciona
abrimos a electricidade as torneiras do gás e a caldeira
se falsasboas afirmações equivalem a 141,802 mortesvidas
io sto bene e così spero di te

se vires algo diz algo
à tarde quando chegámos a caldeira tinha inundado o chão
já é noite e a campainha reluz é o vizinho e a vizinha estão furiosos
se este poema deve ser exibido num ecrã grande
têm água a pingar do tecto e a cama inundada
o Gregório não tem seguro e o meu seguro não paga camas inundadas
se l’expo fa malemiracoli não tenho tempo para seguros tenho que escrever este poema
io sto bene e così spero di te

M’incanta la lontananza, che ronza
nella sbronza della notte a Milano,
nel volano di sorrisi e di baci
che sono mendaci spacci di vita
– ti sogno atterrita, nel turbinio
d’un qualche barbaro rito pagano –
e le Colonne mi paiono Atlanti
intenti a reggere quest’illusione.

M’inganna il rimpianto, l’antico canto
che sento tintinnare tra la gente
sotto forma di birre o di mojito
– e penso al tuo dito, che disegna
Pindi, Olimpi, Parnasi ed Elicone
nell’eversione che è il nostro poema –
anatema è diventata la voglia
in questa eterna, imperitura veglia.

M’inonda questa nostra fratellanza
assonanza di spiriti distanti
come un appiglio di roccia, uno scoglio
in qua scriptum erat “ignota Dea”;
e sebbene sconosciuta, ti scrivo
con l’abbrivo che mi dà questa piazza
con l’arditezza di dirti soltanto:
io sto bene e così spero di te.

Κι ο χρόνος προσθέτει χρόνο, στον χρόνο της απουσίας σου…
Κενή ψυχή σε ταλαιπωρημένο σώμα,
σαν ζωγραφιά που έχασε το χρώμα,
βούτηξε στης μοναξιάς το γκρίζο, εξαιτίας σου…
Βρίσκει την λύτρωση και πάλι στο χαρτί, χαράζοντάς το,
δίνει μορφή σε ξεχασμένες λέξεις,
Ξεθάβοντας από την λήθη σκέψεις.
Λόγια που πέφτουν στο εβένινο κενό, γεμίζοντάς το…

Προσπαθώ να σε σκοτώσω, μέσα σε βλέμματα που με σκοτώνουν…
Καινές σιωπές δίχως τον ήχο της καρδιάς σου,
ρακένδυτες, χωρίς την λάμψη της ματιάς σου.
Τ’αγκάθια των εφήμερων στιγμών, με αγκυλώνουν…
Moυ λείπεις… το απρόσωπο του πλήθους με ρουφά,
όψεις θολές, μου ψιθυρίζουν πως είμαι μόνη,
μα μέσα μου, η θύμησή σου δυναμώνει,
κι είναι ακριβώς αυτή, που με συντροφεύει στα κρυφά…

Σε βρίσκω εκεί που κάθε ποίημά μου το τέλος συναντά…
Διασχίζω βιαστικά τις συλλαβές που γέννησα,
χιλιόμετρα με σκέψεις και λέξεις μου διένυσα
τόσο καιρό μακριά σου, μπας και σε φέρω λιγάκι πιο κοντά…
Μα κάθε φορά, σ’αντικρύζω μες το νου με μάτια βουρκωμένα…
καθρεφτίζεσαι μέσα σε δάκρυα τρεμάμενα,
“έπεα πτερόεντα”, λόγια που’ναι ιπτάμενα
σου λένε: “Είμαι καλά,το ίδιο εύχομαι και για εσένα…”

Lievi segmenti di ugole vermiglie in tensione
Trafiggono dolci le pareti dei tessuti epidermici
Per posarsi, in un ronzio d’api sornione,
Sulla linea morbida delle tue spalle, compagno di viaggio.
La girandola delle voci concentriche e sussurranti
Che scivola d’un tratto dal passato di ieri al futuro dietro l’angolo
Si è fermata per poco, nascondendosi nel silenzio di un quadro campestre
Che appaga gli occhi per la sua compostezza surreale.

Che il colpo accidentale delle unioni neurali nel tuo cervello,
Possa incidere, attraversandoti con eleganza, una crisalide nel cuore
All’alba di una mattina sbiadita di settembre
Trascorsa ad ascoltare il canto della natura che si desta.
Le punte di acciaio che sono geroglifici sulla pelle
Trasformano la tua amarezza in gigli bianchi nella nebbia della città
Nella foschia di quella stessa metropoli che offusca la vista con chimere dorate
Arcigna coi passanti che parlano d’amore.

Nelle notti d’argento sulle geometrie d’asfalto
L’adrenalina pulsante svanisce nelle ombre affusolate
Nel cuore nero e puro della città
È nascosto il segreto dell’errare.
Dalle forme delicate di un fiore giallo notturno
Riemergono sillabe frammentate dal fumo screziato di una sigaretta
Una voce familiare, nell’istante che fa preludio al sonno, ti sussurra
“Io sto bene e così spero di te”.

Οι αποστάσεις είναι που μας δένουν
Σαν σκοινιά πυκνά κι αόρατα
Οι μέρες που λείπεις με τρυπούν σαν δόρατα
Ώρες και στιγμές μου μένουν
Μέχρι να ξαναγίνουμε ένα
Θέλω να γείρω απαλά στο προσκεφάλι σου
Να αγγίξω το μικρό σου αφαλό –
Είμαι καλά και το ίδιο εύχομαι για σένα

Λέξεις σφυρίζουν στο μυαλό
«μη φεύγεις», «σ’ αγαπώ», «μου λείπεις»
Κρατώ το άρωμά σου, το μυρίζω
Το φοράω, σαν ρούχο μαλακό
Νέα δάχτυλα με πλησιάζουν,
Με φλογίζουν, όσο είσαι μακριά
Αντιστέκομαι, λυγίζω Ξένια –
Είμαι καλά και το ίδιο εύχομαι για σένα

Το όνομά σου ξένο όσο κι εσύ
Χαμένο μες τις μνήμες
Με γονατίζεις με τους τρόπους σου
Γδέρνω, πέφτοντας, τις κνήμες
Θα εγερθώ για ν’ αγκαλιάσω
Αυτό που επιθυμώ, έστω χωρίς εσένα
Την οπτασία σου την αποσπώ
Είμαι καλά και το ίδιο εύχομαι για σένα

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