I miti dietro “Gli Dei muoiono di fame” – II

Le Porno Riviste

il 5 novembre 1994, esattamente sette mesi dopo il suicidio di Kurt Cobain, il Tanaro esondò. L’alluvione colpì tutte le Langhe, l’Astigiano, l’Alessandrino e addirittura il Canavese, causando enormi danni, 70 vittime e più di 2000 sfollati. Io ai tempi abitavo in frazione Mussotto d’Alba. Ricordo che quel pomeriggio stavo guardando Italia 1, per la precisione il wrestling. Era difficile beccare il wrestling in tivvù, non ero mai riuscito a capire che posizione avesse nel palinsesto. C’è da dire che da qualche mese erano usciti i Power Rangers, e quindi la mia anima era completamente asservita a loro. Fatto sta che, grazieaddio, ce l’avevo finalmente fatta. La gioia di un settenne (si dice settenne?). Ebbene, la maledetta alluvione decise di infrangere i miei sogni di gloria televisiva, facendo saltare la corrente. Nella fattispecie, era esondato il torrente Riddone, famoso fra tutti noi bambini della scuola elementare Vattelapesca perchè meta di fantastiche gite naturalistiche a caccia di rane e libellule (si, il mondo anni ’90 me lo ricordo tipo romanzo di Mark Twain). Orbene, quella puntata interrotta di wrestling mi andò di traverso, credo che interpretai la faccenda tipo Leopardi, imprecando verso nature matrigne e roba simile, un piccolo settene islandese. Ma in qualche modo sopravvissi al trauma.

Il 23 ottobre 2002, otto anni dopo, mi ritrovai lungo il Riddone, a 6 km dalla mia vecchia casa. Non c’entravano rane, alluvioni o Power Rangers. Indossavo una felpa azzurro smorto della Diesel un po’ sgualcita, le puma rosse e blu coi lacci larghi, un paio di jeans improponibilmente larghi e un cappellino della nike a cui avevo nascosto il logo con una toppa con sopra scritto in rosso “Ramones”. Era passato il tempo, avevo vissuto altrove (ma tanto altrove, diciamo a un migliaio di km), mi erano spuntati tre peli sul mento, mi ero operato di fimosi, avevo scoperto Ranma 1/2 e fatto mille altre cose. Eppure ero lì, lungo lo stesso rigagnolo, sulle cui rive, nel frattempo, un vecchio cinema era stato trasformato in un circolo ARCI dove si esibivano molti gruppi fighi, perlopiù punk, hardcore, noise, il leggendario Cinema Vekkio. Quella sera suonava un gruppo che, in quegli ultimi sei mesi, mi aveva conquistato l’anima (spodestando, non senza fatica, i Power Rangers): le Porno Riviste.

Lo so, lo so cosa pensate, del resto anche mia madre aveva pensato lo stesso, qualcosa tipo MA-CHE-DIAVOLO-SONO-QUESTI-MA-TI-RENDI-CONTO-ANARCHICI-VOLGARI-E-PROVOCATORI-MA-A-CHI-CREDONO-DI-PROVOCARE-EH-MA-SENTI-SONO-PERICOLOSI-GUARDA-CHE-NON-TI-CI-MANDO-EH-CAPITO-E-METTI-IN-ORDINE-I-CALZINI-SPARSI-PER-LA-CAMERA, ma alla fine mi mandò, complice la compagnia di un amico più grande di cui si fidava, che mi aveva iniziato ai culti misterici della birra e del punk. Perchè mi piacevano? Più o meno per gli tessi motivi per cui i miei li guardavano con sospetto, direi: provocatori, irriverenti, scazzati, ma al contempo cazzoni, provinciali, deliziosamente romantici e critici verso quello che non andava. Insomma, erano i miei miti. Il mito delle Porno Riviste alimentò buona parte della mia adolescenza: la fatidica sera del 23 ottobre (anniversario tralaltro da poco festeggiato, che sia di buon auspicio per il libro…?) conobbi altri scalzacani come me, scoprii la socialità, il gruppo, la libertà, essere me stesso, e non tanto perchè avessi da sfogare un lato “duro”, quanto piuttosto perchè le Porno Riviste, sfigati fra gli sfigati, mi regalavano l’immagine perfetta della vita provinciale, di come resistere all’alienazione e alle paranoie del mondo in cui crescevo e che mi stava stretto; il punk che loro incarnavano era pura emergenza comunicativa, senza giudizio, per la serie “buttati, c’è il pogo che ti regge”.

Le Porno Riviste (di cui tralaltro ho ritrovo intatto il sito, dopo tutti questi anni! Dategli un occhio per fare un tuffo in quello che era il mondo di internet di allora… meraviglia) avevano due cantanti: Tommi e Dani. Il primo, ancora oggi frontman del gruppo, scriveva pezzi divertenti, irriverenti e cazzoni, tipo “In mutande da te”, “Kaellante (bastardo)”, “M.I.B. (Macchina incula bambini)”; Dani era era specie di para-esistenzialista, molto più profondo e romantico, ai limiti del “difficile”, in un mondo come quello del punk. Inutile dire che io preferivo (preferisco) Dani. Questa canzone in particolare (e qui arriviamo a Gli Dei muoiono di fame… Ascoltate, leggete e buona caccia!), dall’album Tensione 16, segna il punto più alto della sua scrittura, accompagnata da una musica inaspettatamente articolata…

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2 commenti
  1. Ricordo ancora alcuni loro testi a memoria: “Come piace a me”, “Seduto su una luce” e ovviamente “Kasellante”, a cui mi divertivo a cambiare il soggetto a seconda delle esigenze insultatorie. Ti ringrazio per avermeli fatti conoscere 🙂

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